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News del 21/05/2010
Drammatico scontro sulla manovra, con il ministro del Tesoro Giulio Tremonti che minaccia le dimissioni. Dopo giorni di indiscrezioni e tensioni sopite, ieri in consiglio dei ministri la situazione è precipitata dando vita ad una vera e propria resa dei conti. Pensioni, statali, dirigenti pubblici, invalidi, ministri e sottosegretari: la manovra messa a punto dal Tesoro si profila come una vera e propria stangata. Troppo per il grosso dei ministri di spesa ma anche, a quanto pare, per Silvio Berlusconi, che ieri si sarebbe detto "sorpreso" per la drammatizzazione ma che avrebbe perorato la causa di una manovra in due tranche, per diluire l'impatto dei tagli.
Così il grosso dei ministri di spesa, durante la riunione dell'esecutivo di ieri, ha avanzato rilievi sulla pesantezza dei tagli alla spesa approntati dal Tesoro: troppe cifre nasconderebbero, a conti fatti, misure ben più pesanti di quelle di cui si parla da giorni. Il ministro dell'Economia Tremonti, stretto dall'esigenza di far quadrare il bilancio, non ha esitato a replicare con una drammatica dichiarazione e a mettere sul tavolo le dimissioni: "La crisi è peggiore di quello che si pensa - avrebbe detto - domani vado a Bruxelles, la Germania potrebbe addirittura minacciare l'uscita dall'euro, la manovra va fatta in unica soluzione: 24 miliardi e con un unico provvedimento. Prendere o lasciare".
La giornata, che avrebbe dovuto segnare uno snodo decisivo verso il varo della manovra, è andata avanti con tensione crescente. Dopo il consiglio dei ministri, Berlusconi, Tremonti, Bossi e Calderoli si sono riuniti a lungo nell'intento di trovare una quadratura del cerchio sempre più difficile. Nel frattempo le dichiarazioni ufficiali facevano trasparire la tensione solo ad una lettura "dietrologica". "Tremonti è il ministro più apprezzabile e credibile in Europa, lavoriamo collegialmente", dichiarava il ministro della Funzione pubblica Brunetta dopo le 19. Ministri in ordine sparso, come Giorgia Meloni, giuravano: "Tremonti non ha aperto bocca in consiglio dei ministri". Emergevano dichiarazioni di Silvio Berlusconi che lamentava un certo disagio per le indiscrezioni sulla stangata per pensioni e statali prevista dalla manovra, invitava a non far circolare "messaggi sbagliati", perché sulla manovra "ci giochiamo la fiducia degli italiani" e chiedeva "compattezza". Inoltre, secondo alcune indiscrezioni circolate ieri sera Berlusconi non avrebbe gradito in particolare la fuga di notizie sui tagli agli stipendi dei politici e dei dirigenti pubblici.
Neanche la visita al Quirinale, dove Tremonti insieme a Letta si è recato al termine della riunione del governo per illustrare la manovra, ha messo la parola fine alla giornata e in tarda serata Berlusconi, il titolare dell'Economia e gli altri ministri sono tornati a riunirsi per ancora trenta lunghi minuti. Ora il timing della manovra è a rischio: le voci più o meno ufficiali annunciavano ieri un varo per martedì prossimo di un decreto e un disegno di legge. Ma ora le complicazioni politiche potrebbero far slittare la manovra che comunque dovrà essere approvata entro i primi di giugno per dar tempo al Parlamento di convertire il decreto prima della pausa estiva.
Intanto il clima di austerity comincia a fare le prime vittime tra i settori del pubblico impiego considerati più "privilegiati". Ieri i presidenti di Camera e Senato hanno deciso di bloccare circa 200 prepensionamenti di dipendenti del Senato e circa altrettanti della Camera. Nella convulsa giornata il governo è riuscito a varare in via definitiva il decreto sul federalismo demaniale.
Fonte: La Repubblica