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News del 05/03/2010
Va annullato il provvedimento di destituzione dall’impiego anche se è intervenuta la sentenza di patteggiamento per il reato di peculato continuato. Perché il procedimento disciplinare è indipendente da quello penale.
Lo ricorda la quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 8948/09.
E' stata confermata la sentenza del Tar Puglia che aveva accolto il ricorso di una dipendente comunale contro la delibera con la quale le era stata comminata la sanzione della destituzione dall’impiego. Già il giudice del merito aveva ritenuto il provvedimento privo di autonoma indagine sui fatti che avevano dato luogo al processo penale nei confronti dell’impiegata per il reato di peculato continuato, conclusosi con la sentenza di patteggiamento ex articolo 444 Cpp, dato l’elevato numero di appropriazioni contestate alla lavoratrice, l’assenza di giustificazioni e l’evidenza delle carte processuali. Vediamo perché il verdetto viene confermato. L’indipendenza del procedimento disciplinare da quello penale implica – evidenziano i consiglieri – nel primo, un autonomo accertamento dei fatti ascritti al dipendente e un’autonoma valutazione dell’incidenza di questi sul rapporto di pubblico impiego in relazione alla loro gravità. Quando anche i fatti – osserva Palazzo Spada – risultino ammessi, questi non possono essere recepiti acriticamente, ma devono essere valutati e tale valutazione in rapporto alla sanzione comminata deve emergere da una esaustiva motivazione del provvedimento.